Black Out

Era piccola e bianca tra le sue mani. Prendila, le disse, e lo fece.

Voleva raggiungere l’estasi completa e appagante dei sensi.  Aveva un sapore dolce, come di biscotti al burro liquefatti al sole. Tutti intorno a lei ballavano, gli occhi chiusi tra luci pulsanti e psichedeliche. Anche lei, così piccola tra tutte le anime vibranti, chiuse gli occhi, pervasa da un’incantevole energia. La musica penetrava e incollava i corpi, e dava loro senso e movimento. Il respiro cresceva, affannato e incontenibile, ogni battito si susseguiva al primo, gradini verso una scala invisibile nel cielo scuro come la pece. Qualcuno ha serrato i miei occhi, pensò, devo, ho bisogno di aprirli, voglio vedere l’accecante luce del suono, voglio toccarla con le mie dita e lasciarci un’orma piccola e ben definita. Aprì le sue minuscole palpebre pesanti, e si trovò circondata, da braccia gambe volti ricoperti di sudore e con le mani al cielo; energia che pioveva come una cascata in forma di luce e musica.

Si girò, di fronte a lei un sorriso disciolto in un rossetto acido; push the button, la t-shirt di un’adolescente; labbra avide si scambiavano sapori e cellule; Mary cominciò a correre, o almeno avrebbe voluto correre, tra la folla, farsi spazio nel labirinto di carne umana, ma non ci riusciva; ovunque volgesse lo sguardo solo corpi con un’unica anima uniformante costantemente incollati fra loro. All’improvviso un’arma enorme si materializzò tra le sue braccia, davanti a lei la scritta push the button, premi il bottone; fece fuoco, e si lanciò nel tunnel smembrato, la sua unica via d’uscita.

Fuori, un gigantesco videogioco in technicolor. Un passo dopo l’altro, le sue gambe imboccavano direzioni quadrimensionali, risucchiate dal vortice delle strade filiformi. Estasi, dove sei? Intorno a lei, solo lunghi tunnel circondati da colorati lampioni intermittenti; nessun respiro, o movimento umano, ma auto dai bordi luminescenti, sfreccianti e inarrestabili. Devo uscire da qui. Corri Mary, corri. Mary correva, come inseguita da qualcuno o  qualcosa, un volto puntellato di luci fluorescenti, dal sorriso beffardo e minaccioso. Mary correva, eppure lo scenario intorno a lei rimaneva costante, attraversava ponti e gallerie e strade, ma niente cambiava. Ad un tratto si fermò, il sorriso ghignante si fece beffe di lei; si girò, per non guardarlo, dietro di lei c’era ancora il varco smembrato e sanguinante. E nella discoteca, ancora tutti ballavano come in trance, mossi da uno spirito comune.

Due braccia si allungarono ad avvolgerla, a inglobarla nell’immensa materia danzante. E fu come se non si fosse mai mossa, se il suo posto fosse sempre stato lì.

Mary aprì gli occhi, pronta a ricevere la sua pioggia di luce; ma la musica si arrestò, il cielo si oscurò, e poi, silenzio.

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s