Ho un vecchio cappotto, sempre lo stesso, da anni. Mi ostino a comprarne di nuovi, ma sono tutti lì, imbalsamati nell’armadio in attesa di essere fucilati. Sono il cecchino dei soprabiti.
Ho questo vecchio cappotto, che mi accompagna, da anni, e ci cammino per strada; sembro un po’ squinternata, stralunata, in un mondo che non riconosco. Cammino per strada, e ogni rumore, o luce, distoglie la mia attenzione. Sono distratta, dimentico luoghi e persone. Ondeggio per strada, i tacchi fanno ormai parte del mio corpo, sono il mio corpo, le mie gambe, rendono sodo il mio sedere, il più di tutti ondeggiante.
Ondeggio e mi guardo intorno, occhi, specchi vuoti, non hanno più un’anima da riflettere. L’aria intorno a me è un groviglio di anime perdute, attorcigliate, mescolate, e tra tutte intravedo la tua. La percepisco; mi cerca, affannata, allunga le sue piccole dita verso di me, vorrebbe inglobarmi, intrappolarmi e possedermi. Ma io non la evito, non voglio evitarla. Mi lascio catturare, trascinare, nel mucchio di anime informi, mi lascio possedere, abbindolare, avvolgere, toccare, baciare, assaporare, abbracciare, infuocare; sono tua, la tua anima senza più specchi.